Le cose che mi sconvolgono… [PARTE 3.1]

A voi la terza parte del mega listone gargantuesco, che sto cercando di fare su “Le cose che mi sconvolgono di uno scribacchino”. L’articolo completo con tutta la lista lo trovate QUI.

3.x – Chi non sa le basi:

  • 3.4 Discordanze verbali:
  • Campionato mondiale di freccett… declinazione verbale per scrittori.
    If you know what I mean.

       Molte volte trovo che nei testi, i verbi vengono inseriti più per assonanza o bellezza che per un’attenta riflessione sul loro utilizzo. Da questo punto di vista anche le coniugazioni verbali sono utilizzate un po’ alla “come viene, viene”. Uno degli errori più comuni è l’utilizzo del presente mischiato al passato, un altro, più sottile, è mischiare diverse coniugazioni e tempi in modo errato. L’inesattezza ha luogo soprattutto per via delle scorrettezze che proliferano nella lingua parlata, come i modi di dire e la sostituzione del presente al condizionale.

       Eppure lo sbaglio rimane l’alternanza tra tempo narrativo e imperfetto. Nella maggior parte dei casi, cioè nelle più comuni narrazioni al passato, il passato remoto si alterna all’imperfetto. L’errore sta nella poca conoscenza dell’imperfetto e del suo corretto utilizzo. Più in generale è la poca conoscenza dell’ampia gamma di colori che compone la coniugazione verbale a far emergere questo tipo di problema. Per un rapido ripasso sull’utilizzo delle forme verbali in modo semplice, possiamo prendere in considerazione questo link: http://web.tiscali.it/controra/usotempi.htm.


       La cosa davvero importante è quindi determinare il tempo in cui si svolge l’azione della frase in maniera assoluta (all’interno della temporaneità totale), rispetto all’azione della principale in caso di subordinate o coordinate, rispetto al paragrafo, al capitolo e all’arco della storia. Un azione può svolgersi in contemporanea, prima o dopo un’altra; può durare un istante o protrarsi nel tempo. La concordanza dei tempi nella lingua italiana corrisponde a grandi linee alla consecutio temporum latina e corrisponde a quel bacino di regole da seguire al fine di fissare i tempi e i modi dei verbi all’interno del periodo. Usiamoli quindi con cognizione di causa.

  • 3.5 Forma attiva vs forma passiva:
  • Utilizzare una forma attiva permette una recezione cognitiva delle informazioni superiore e quindi uno stimolo cerebrale più coinvolgente.

    Il mistero misterioso della misteriosa forma passiva del verbo misterioso.
       Gli scrittori utilizzano la forma passiva nella maggior parte dei casi. Tuttavia la forma passiva viene utilizzata in alcuni passaggi senza che ce ne si accorga. Proprio come nelle due frasi precedenti, se avete colto. Ma cosa sono la forma attiva e quella passiva? E quella transitiva? E come devono essere utilizzate?
       Anzitutto facciamo un passo indietro. Nella grammatica la diatesi di un verbo è la forma della coniugazione verbale, cioè la disposizione/adeguamento del verbo che si sottopone al significante della frase. La diatesi quindi spiega come il soggetto partecipa all’evento descritto dal verbo.
       Il rapporto tra il soggetto e l’evento indicato dal verbo può presentarsi in tre modi:

    • forma attiva del verbo, quando il soggetto è attore o promotore dell’evento, quindi quando è lui stesso che porta avanti l’azione;
    • forma passiva, quando il soggetto è paziente, cioè subisce l’azione verbale;
    • forma media o transitiva, quando il soggetto è attore e paziente al tempo stesso, o perché compie consapevolmente un’azione su se stesso o perché l’evento insorge e produce i suoi effetti sul soggetto;

       La forma passiva aiuta a veicolare l’attenzione del lettore sulle procedure e sui risultati dello studio piuttosto che sugli esecutori; inoltre permette all’autore di mantenere una posizione obiettiva e critica rispetto al proprio lavoro. Questo per il tono accademico e autorevole che caratterizza la forma passiva e che permette anche all’Autore alle prime armi di dare al proprio articolo un ché di distinto.

  • 3.6 Sviste:
  • Sopporto di buon grado gli errori di battitura e le sviste. Molte diventano momento di ilarità gratuita che alleggerisce la lettura e permettono anche una grassa risata. Non sopporto invece quando si ripetono in continuazione, come se con il testo ti ci fossi pulito il culo prima di farmelo leggere. Specie quando sono testi stampati da case editrici.

    Leggere gli esordienti mi crea sempre un certo panico.

       Io faccio un sacco di errori e ogni volta che rileggo ne trovo di nuovi, quindi ho una correttrice di bozze che fa il lavoro sporco, il più delle volte inveendo (Hai scritto “inveendo” con tre “e” ~ La Correttrice di Bozze) contro internet, la connessione, il software di wordpress o il suo computer perché non fanno quello che lei vorrebbe (Non mi obbediscono! 🙁 ~ Sempre La CdB♥). Ma questo è un altro discorso.
       Nonostante tutto questo, anche leggendo i miei articoli troverete degli errori. Eh va be’ capita, non sono un uomo perfetto (Però sei carino! Ok me ne vado.). La cosa che meno sopporto però e quando trovo uno, due, a volte addirittura tre/quattro errori per pagina. E per pagina intendo formato A5. Questo non solo mette in ridicolo la casa editrice, ma soprattutto l’autore quindi: non fidatevi delle case editrici piccole, ma perdonatele perché non sanno quello che fanno.
       Altra cosa che più di tutte mi irrita, il più delle volte nei manoscritti non pubblicati da valutare, sono i doppi spazi. Non so come la gente riesca a sopportarli, forse non li vede nemmeno. Io li vedo, sono giganteschi, voragini grandi quanto il Grand Canyon, fratture nel testo profonde quanto la Fossa delle Marianne, impossibili da non notare. Ogni volta sono una pugnalata al cuore che mi fa agonizzare per diversi minuti. Quindi se editate un pezzo, tagliate, incollate, aggiungete o altro, ricordatevi che lo spazio non è una cosa da puntigliosi, ma un carattere tipografico come gli altri e anzi, forse il più importante. Trattatelo col rispetto dovuto.

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