POV: punto di vista narrativo parte 4

Nelle prime parti abbiamo visto il punto di vista narrativo lato teorico per poi addentrarci, nella scorsa lezione, nello studio della prima persona. Oggi continueremo il percorso quasi in dirittura d’arrivoscandagliando nel dettaglio la seconda persona, un capitolo decisamente sottovalutato ma di forte impatto nella letteratura.

Analizziamo in ordine queste tipologie di POV, facendo attenzione ai pro e ai contro.

La Seconda persona

«Sei distesa sulla pietra calda, e contorci il tuo corpo. Poi ti rilassi, e il terreno ti porta in alto come se galleggiassi sul mare. Il sole è spuntato alle sette, e ogni granello di sabbia è bollente. Il sole raggiunge l’avvallamento splendente del tuo ventre, le tue braccia, le tue dita, il tuo viso. Nessuna parte di te resiste, ogni parte brilla.»
[da “With Your Crooked Heart” di Helen Dunmore]

“With Your Crooked Heart” di Helen Dunmore
Pro:
  • L’uso della seconda persona permette di descrivere sensazioni difficilmente esprimibili altrimenti.
  • Si ha una sensazione di intimità, come se il narratore stesse sussurrando all’orecchio del personaggio.
  • L’uso del tu velocizza la continuità narrativa e rende incalzante il proseguo della trama.
  • Con questo punto di vista si spinge il lettore ad essere protagonista della storia spingendo su un’immersione totale.
La seconda persona narrativa punta il dito direttamente sul lettore.
La seconda persona narrativa punta il dito direttamente sul lettore.
Contro:
  • È un tipo di POV poco usato e stravagante, fuori dai normali schemi narrativi. Il tipico lettore di narrativa di genere rimane spiazzato e difficilmente riesce a immergersi nella storia. Proprio per questo, la seconda persona è più adatta alla literary fiction.
  • Si rischia di cadere in una narrazione ripetitiva e noiosa, con una lunga lista di azioni elencate in sequenza.
  • L’immedesimazione col personaggio è resa difficoltosa dai dettagli. Ad esempio, un uomo difficilmente potrà immedesimarsi leggendo “lanci un’occhiataccia al tizio che ti fissava le tette”. Proprio per questo, bisogna essere il più possibile neutrali, il che è difficilissimo da fare e da mantenere.
  • Il lettore ascolta la storia dalla voce del personaggio-pov e non tutti i personaggi sono adatti a questo compito. Certi personaggi potrebbero risultare antipatici, altri troppo strani da essere capiti, altri ancora ossessivi e contorti (specie nel caso dei nevrotici e degli psicotici). In questi casi è molto meglio usare la terza persona.

In sintesi, è meglio usare la seconda persona solo con la literary fiction o comunque in parti brevi, magari con un narratore di secondo grado, in modo che il narratore si rivolga a un altro personaggio anziché al lettore. Questo tipo di approccio alla narrazione è molto adatto alla poesia e ai poemi, che hanno una parvenza molto più autoritaria e un tono epico, dalle accezioni maestose che ben si adattano all’imposizione narrativa che comunica la seconda persona. Alcuni esempi sono “La pioggia nel pineto” di Gabriele D’Annunzio “Le ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini.

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