michaelrigamonti on novembre 11th, 2015

Questo spazio doveva essere uno spunto per riprendere a scrivere e farlo con costanza, con la forza di un impegno forte. E poi la vita ti piomba addosso con la violenza di un uragano, tu tenti di aggrapparti al primo appiglio che trovi, ti dici che non puoi cedere, non ti avrà mai. Tu sei più forte e stringi i denti, ma il vento si fa pressante, opprimente tanto da non riuscire a respirare, e allora allenti la presa. Un pensiero inizia ad insinuarsi e farsi largo tra gli altri: forse non sei così forte. E se… E poi i colpi di cannone, a destra e a sinistra, sei accecato, stordito, troppe cose che ti circondano scricchiolano lasciando intravedere crepe che si vanno allargando.
Impegni, lavoro, spazio per riposarsi, svago, la stanchezza violenta che ti pervade la testa, gonfia da straripare di pensieri e allentata dallo sforzo giornaliero di elaborare continue soluzioni.
Beh, alla fine sì, ha vinto lui, ma non finirà qui. Ho continuato a scrivere e lavorare anche ad altro. Un progetto che magari potrebbe sfociare in un grande lavoro più in là. Forse. Intanto mi rialzo e continuo a scrivere.
Non mi avrai mai.

michaelrigamonti on ottobre 28th, 2015

Premessa: il progetto 365 D.o.W. prevede la scrittura libera e quindi necessita di una produzione il più possibile serrata. I testi che potreste leggere saranno con buona probabilità poco curati per aspetto e contenuto.

Week 1

Amelia sorseggiava il suo caffè.
Seduta alla scrivania osservava il fumo caldo salire dal caffè ascoltando il monotono ronzio della ventola del PC che arrancava nella polvere. Sul monitor il browser mostrava la pagina principale di SocialBook, zeppa di notizie confuse, vignette satiriche, gente che sbraitava o metteva in piazza i propri drammi personali. Nessuna di queste cose però attirava la sua attenzione. Aveva la mano poggiata a lato della tazza, assaporando il piccolo piacere del tepore che lasciava trapelare, lo sguardo annoiato, perso nel vuoto. Nel fumo di quel caffè. Se lo portò alle labbra con lentezza disinvolta, ne assaporò il sapore amaro privo di zucchero.
Il cellulare trillò una melodia sintetizzata che la fece sobbalzare sulla sedia. Sbatté la tazza sulla superficie della scrivania facendola cozzare con un rumore sordo. Sbuffò la sua frustrazione e osservò l’oggetto malefico che vibrava per diversi squilli muovendosi a scatti, un soldato che striscia a terra in trincea zigzagando e avvicinandosi impavido al margine del piano di lavoro. Lo afferrò prima che potesse compiere un gesto di follia suicida buttandosi di sotto e guardò il display lampeggiante. Stefano. Che palle, perché doveva sempre rompere?
Pensò di non rispondere, era contrariata e non le andava di passare dalla noia ad un’incazzatura bella e buona. Recuperò la tazza e bevve un sorso. Il telefono non diede alcun segno di cedimento continuando la sua ostinata vibrazione tra le sue dita.
Quel testardo non demordeva. Emise un profondo sospiro, represse una parolaccia decisamente poco carina e sbloccò il telefono per rispondere alla chiamata.
«Moshi moshi!»
«Cazzo-vuol-dire mosci mosci? Che è? Ti odio Amy.»
«Anche io ti voglio tanto bene Ste». Almeno il piccolo siparietto l’aveva messa di buon umore. Continua a leggere… »

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michaelrigamonti on ottobre 20th, 2015

Questo articolo è uno dei più difficili tra quelli che abbia mai scelto di scrivere. In realtà non è neanche un articolo: è un’affermazione, una presa di coscienza, un contratto nero su bianco che voglio scrivere come un patto tra il me stesso di oggi e il mio ego di domani al fine di impormi una scelta.


Il buon vecchio Martin afferma ci siano due tipi di scrittori: architetti e giardinieri, ovvero progettisti riflessivi o ideatori avventati. Sono le due facce della medaglia: c’è a chi piace progettare, pianificare, avere sempre sottomano la cartina stradale con l’indicazione da seguire. E allora saranno architetti; c’è invece a chi piace andare di pancia, ad intuito, prendere l’idea e stenderla il prima possibile in modo che sia l’idea stessa a suggerire come continuare, prendono lo zaino in spalla senza meta e dirigendosi dove il cuore gli suggerisce. E in questo caso avremo dei giardinieri.

Un po’ come quando c’è una ragazza che mi piace e devo decidere se buttarmi e chiederle di uscire o meditare su tutta la situazione. Nel primo caso rischio di prendermi un manrovescio o peggio ancora un ‘Cou de pied sur le pal‘, passo tipico del balletto classico che ha come target una parte vitale dei bassifondi che non mi soffermo a tradurre. Naturalmente la scelta cade invece sulla pianificazione mentale dei minimi particolari e delle possibili complicanze del caso: in pratica un film mentale in formato trailer ripetuto fino allo svenimento dove la conclusione comune a tutti i finali è immaginarsi miliardi e miliardi di volte mentre il suo tenero ‘pied‘ viaggia a velocità decisamente sostenuta verso le mie ‘pal‘. Il calcio nei coglioni, reale o tanto figurato da esserlo, è sempre l’opzione da cui non si cappa. Continua a leggere… »

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michaelrigamonti on ottobre 15th, 2015

La scrittura nasce da dentro, come un fiume in piena, una necessità da sfogare e su cui scaricare le nostre frustrazioni, a cui affidare le nostre speranze e i nostri sogni. È l’amico che ci accompagna nelle serate solitarie e nelle giornate di pioggia, quello a cui possiamo affidare i più reconditi segreti.

La scrittura è libertà di espressione ed è passione personale.

Essere autori invece è un concetto differente e quasi slegato, un’estrusione del concetto primario di raccontare storie di noi e per noi. Passare invece dall’altra parte della barricata richiede impegno, sudore, determinazione, saggezza, empatia e fame di conoscenza, a volte sangue, disperazione, mezzo chilo di pazzia assoluta e magari buoni dosi di alcolici.

Quando riusciamo a compiere il passo nella direzione che ci mostra la via per il cuore degli altri allora ci sentiamo molto più appagati, come il nostro modo di riuscire a sviscerare la turbolenza che ci erode dall’interno possa anche riuscire ad allietare gli altri. Ma la quantità in cui riusciamo a farlo è anche la misura delle nostre abilità empatiche e tecniche. Se ci sfoghiamo per piacere personale accanendoci contro il foglio bianco, insanguinandolo dell’inchiostro che ci lava dai tormenti portandoli con sé, diverso è il discorso quando dobbiamo aggiustare il tiro per:

  1. Farci comprendere. Quello che noi sforniamo nella nostra piccola testolina deve poi trovare terreno fertile nella mappa mentale di chi ci ascolta, perché se chi legge non capisce di cosa stiamo parlando non ci seguirà.
  2. Farci ascoltare. È infatti importantissimo oltre al modo di porci, utilizzando un codice comune comprensibile, anche farlo nel modo e nel tempo corretto.
  3. Riuscire a trasmettere. Perché una cosa è voler comunicare qualcosa, voler scrivere, raccontare una storia, un altro è riuscirci. Se l’idea di partenza è bella ma dalla storia non traspare, allora non avremo raggiunto lo scopo.
  4. Emozionare. Cosa c’è di più bello di legge un libro e provare emozioni? Paura, gioia, amore, tristezza, euforia, ansia. Ridere a crepapelle leggendo un passaggio o uno scambio di battute, sospirare per una storia d’amore straziante, prendere fiato dopo una grande scena d’azione o fermarsi a riflettere per un triste evento.
  5. Incanalare gli sforzi. Riuscire cioè a concentrare tutte le proprie forze per sorreggere e bilanciare tutti quanti gli elementi.

L’unica gioia più grande di fare del bene a se stessi è di riuscire a farne agli altri: cullarne la mente, ma anche risanare il corpo.

Ecco per cosa è nato il progetto Un mattone per GUA. Come tubo catodico per canalizzare tutto quello di buono che può essere fatto raccogliendo le trasmissioni sotto un unico vessillo e unificando la bellezza dello scrivere per gli altri alla beneficenza. E credo di esserci riuscito dando i natali al mio, nostro, pupillo:


“Un mattone per GUA”

CoY-295x300Tutti gli introiti verranno devoluti a Gua Africa. Questa charity è stata fondata da Emmanuel Jal, un ex bambino soldato ora stimato artista a livello mondiale. La parola “Gua” significa “pace” in Nuer, una lingua tribale parlata nel Sud del Sudan. La missione di Gua Africa è quella di lavorare e collaborare con le persone, le famiglie e le comunità in modo da aiutarle a superare gli effetti della guerra e della povertà. I loro progetti hanno base sia in Sudan che in Kenya, e mirano a fornire istruzione a bambini e giovani, ai quali altrimenti questa opportunità sarebbe negata.Di recente Gua Africa si è distinta utilizzando i proventi delle donazioni per costruire una scuola nel sud del Sudan, ed è da qui che nasce il nome del concorso per aiutarli ulteriormente a portare avanti iniziative di questo genere. Nell’aprile 2008 l’associazione è stata nominata a pieno come ente di beneficenza dal Regno Unito, ottenendo anche la registrazione O.N.G nel Sudan del Sud. Nell’aprile 2011 ha ottenuto la registrazione O.N.G anche in Kenya.

Questo piccolo traguardo, nonostante sia andato in stampa con diversi errori e non nella sua versione finale (la qual cosa mi fa molto irritare ogni volta che lo riprendo in mano, ma cercherò di farmene una ragione), mi ha dato nuova linfa e speranza per il futuro. Grazie a tutto questo spero di poter riuscire a realizzare altri progetti e iniziative, sempre che il blog collabori perché nelle scorse settimane mi ha fatto dannare.

Se volete fare qualcosa per me e per voi stessi, ma anche per il mondo comprate “Un mattone per GUA”, aiutateci (e aiutate voi stessi) a fare BENEFICENZA consapevole e costruttiva.
E naturalmente condividete con i vostri amici!
Non siete obbligati a farlo, la beneficenza è un atto quasi intimo, che parte da dentro e che si deve sentire. Non fatelo per noi o per voi, fatelo per loro.

ACQUISTA UN MATTONE PER GUA SU: http://www.arpeggiolibero.com/lista-categorie/racconti/un-mattone-per-gua.html

michaelrigamonti on settembre 17th, 2015

ebook-gratisIl mondo del digitale sta bussando prepotente alla porta del nuovo millennio e la cultura non può fare a meno di sentirlo. E naturalmente bussare in modo prepotente è un piccolo eufemismo che sta a significare cannonate con palle d’acciaio e ferraglia mentre i carri armati sullo sfondo avanzano. Le vendite stanno crescendo ormai vertiginosamente, complice anche la tecnologia nata intorno al fenomeno che permette un fin troppo facile utilizzo a chiunque abbia un computer, connessione internet e abbastanza neuroni da poter premere i tasti e muovere un mouse.

Purtroppo però non sempre, anzi, forse mai, l’avanzamento tecnologico porta un innalzamento culturale e intellettivo dell’utilizzatore finale e quindi, nella maggior parte dei casi, la mostruosità insita e ben nascosta negli esseri umani ha libero sfogo. Prima si affaccia controllando che non ci sia nessuno, prende fiducia, fa un passo fuori e rientra spaventata a morte nel suo giaciglio confortevole. Il giorno dopo esce per un’ora d’aria e capisce di essere al sicuro, passa un altro giorno e passata la paura capisce che non ci sono pericoli vitali. Da lì a dare libero sfogo alla pazzia il passo è veramente breve.

Ed ecco che nascono gli obbrobri peggiori che raccolgo qui in una gallery di copertine davvero esilaranti, per restare sull’ironico andante senza dover per forza di cose cadere in depressione e piangere per la pochezza umana. Continua a leggere… »

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michaelrigamonti on giugno 24th, 2014

by ROBA DA SCRITTORI http://www.facebook.com/robascrittori

by ROBA DA SCRITTORI
http://www.facebook.com/robascrittori

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michaelrigamonti on giugno 17th, 2014

Più che gruppo di caccia, si potrebbe rinominare “Il festino dei Cacciatori”.

studio aperto
Tutto inizia in una consumante giornata di un giugno da tipico Caldo record. Quelle che ti svegli nel letto e pensi di essere a mollo nella vasca da bagno talmente sei sommerso nei tuoi stessi fluidi corporei. Mi alzo dal letto con un sonoro SGUISH e barcollo per casa galleggiando in una nuvola umida da nebbia in Val Padana, con le ascelle che risuonano un CICH CIACH raccapricciante e i testicoli che ruotano come le sfere del kendama, tra cori di proteste per l’ingiustizia del carcere a vita senza l’ora d’aria.

Vorrei morire, o comunque cadere in un coma molto profondo, dove non possa percepire niente, nessuno riesca a svegliarmi/rompermi le scatole, neanche una sorpresona della Carrà. Ma il solo pensiero richiederebbe un’attività neurale che andrebbe ben oltre le limitate risorse mentali che ho a disposizione. Quindi mi preparo un caffè, nonostante il terrore che l’acqua evapori direttamente dal rubinetto anziché cadere nel fondo della caffettiera, inveisco contro qualche santo così, giusto per sdrammatizzare e passare il tempo. Già, passare il tempo, perché la sola idea di frapporre dei tessuti fra la pelle sudaticcia e qull’habitat da pre-Pompei marittima mi da la nausea.
Il cane intanto mi punta con il suo sguardo accusatorio da «È tutta colpa tua se la vita è una merda. Fattene una ragione. Ti odio.»

Rimango un po’ sbalordito: non sapevo che il mio cane potesse parlarmi, non con tanto ottimismo tutto insieme. Continua a leggere… »

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michaelrigamonti on gennaio 30th, 2014

Sì, è vero, sono due mesi che non aggiorno il blog e me ne vergogno. Ancora più vergognoso è il fatto che da luglio dello scorso anno non posto con regolarità. Le ragioni sono semplici, eppure così complesse che richiedono un po’ di riflessione. E tutta questa riflessione ho dovuto covarla, manipolarla, osservala da più lati per cercare di districare il nodo. Ora è tempo di sputarla e tornare sotto i riflettori. Non certo tornare a lavorare, perché quello non ho mai smesso di farlo.

L'omino nella mia testolina che mi dice quello che devo fare. È petulante e spocchioso, ma gli voglio bene ugualmente.

L’omino nella mia testolina che mi dice quello che devo fare.
È petulante e spocchioso, ma gli voglio bene ugualmente.

Tutto nasce agli albori: la pagina “ROBA DA SCRITTORI“, la sua branchia “Il Salotto Letterario Virtuale“, il gruppo di letteratura estrema “Nucleo Negazioni“, i progetti a essi collegati e quelli con gli altri scrittori. Tutto nasce da lì: Pietrabianca, Scolaresca, Circo Escher, Un mattone per GUA, La settima faccia. Continua a leggere… »

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